Archive for trattamenti laser’ Category

6

Mar
2019
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Cos’è e come funziona il laser KTP

Siamo tornati più volte a parlare di laser sul nostro blog, ma spesso riferendoci al laser ad anidride carbonica. In questa nuova guida vogliamo invece affrontare il tema del laser KTP, che funziona secondo un principio diverso ma sfrutta fondamentalmente gli stessi fenomeni scientifici. Viene impiegato soprattutto per la cura di angiomi rubino, ma anche di vari altri inestetismi; questo trattamento è disponibile anche presso il nostro centro di medicina estetica in corso Stati Uniti, 35, a Torino.

laser ktp come funziona

Come funziona il laser KTP

Come forse saprai, i macchinari che utilizzano la tecnologia laser in medicina estetica si basano sul principio della fototermolisi selettiva. Può sembrare molto complicato, ma in realtà non è così: questo termine ci dice soltanto che la luce emessa dal laser è in grado di bersagliare alcune cellule del nostro corpo in maniera selettiva. Questo avviene perché la luce del laser interagisce con le cellule di un certo colore: quelle di un angioma rubino, ad esempio, sono tipicamente rosse. Impostando il laser adeguatamente, il fascio di luce colpirà le cellule nello spettro di colori selezionato.

L’impatto della luce con i tessuti provoca il loro riscaldamento, in quando il fascio laser trasporta energia che viene rilasciata sotto forma di calore. Questo calore abrade le cellule, provocando tre effetti:

  • La distruzione meccaniche delle cellule indesiderate, come possono essere appunto quelle di un angioma;
  • La ricostruzione naturale del tessuto stesso, che sarà composto di nuove cellule epiteliali sane;
  • La risposta biologica del corpo, che produrrà nuovo collagene e nuova elastina in risposta all’abrasione.

Se conosci già il laser a CO2, noterai che di fatto il principio di funzionamento è lo stesso. Anziché l’anidride carbonica, tuttavia, il laser KTP utilizza dei cristalli di potassio titanil-fosfato, modificando leggermente la composizione fisica del fascio che bersaglia le cellule.

Il laser KTP in medicina estetica

Il laser KTP è uno strumento utile per trovare soluzioni a problemi comuni in medicina estetica. Ne abbiamo già citati alcuni, ma vogliamo ricordare anche altri inestetismi che può curare:

  • Lentigo solari
  • Cheratosi seborroiche
  • Rosacea
  • Segni dell’acne
  • Teleangectasie
  • Dermatosi

Non tutte le volte è tuttavia possibile utilizzare questo strumento. Il medico estetico deve valutare il singolo caso in base al tipo di pelle; se la valutazione iniziale viene fatta da un professionista competente, tuttavia, dopo pochi giorni da una seduta non si mostrerà alcun segno indesiderato del trattamento. Il numero di sedute e l’intervallo tra l’una e l’altra, ancora una volta, è soggettivo e deve essere valutato dal medico durante la prima seduta conoscitiva. Lo studio Papini, ad esempio, offre a tutti i suoi pazienti una prima visita gratuita in studio proprio per compiere le dovute valutazioni.

Sedute e Post-Trattamento

Le sedute sono solitamente molto brevi, avendo una durata inferiore all’ora che fa rientrare questo trattamento nella categoria dei lunchtime treatments. Al termine della seduta la zona interessata è molto delicata, per cui nei giorni seguenti va tenuta lontana dalle fonti di luce naturale; nel caso fosse necessario esporla, è raccomandato applicare una protezione solare 50+. Nei giorni seguenti il rossore e la sensibilità diminuiranno, finché dopo circa 7 giorni la zona si stabilizzerà definitivamente.

Prima di procedere con la seduta successiva è importante che trascorra il giusto tempo affinché il tessuto si sia ricostituito, dunque il medico solitamente segue il paziente durante la fase di recupero. Al termine del ciclo, poi, i risultati sono evidenti: come il “cugino” ad anidride carbonica, il laser KTP è diventato molto richiesto proprio per la differenza visibile tra prima e dopo il trattamento.

 

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29

Gen
2019
Commenti disabilitati su Alla scoperta del Laser Resurfacing

Alla scoperta del Laser Resurfacing

Il laser resurfacing è un trattamento di medicina estetica ancora poco conosciuto, eppure molto efficace contro una serie di inestetismi che colpiscono in particolar modo il viso. Grazie all’azione del laser, è possibile donare alla pelle delle zone bersagliate un nuovo aspetto più giovane e tonico. In questa guida vogliamo dunque concentrarci sul funzionamento di questa tecnica, andando a spiegare il modo in cui agisce e quale percorso si prospetta per il paziente. 

Cos’è il Laser Resurfacing 

Si tratta di una serie di sedute in cui viene utilizzato il laser a CO2 per agire sulla pelle del viso e del décolleté. Il fascio laser viene utilizzato per andare a colpire lo strato superficiale della cute, abradendolo in modo selettivo. Grazie alla precisione nanometrica dello strumento, questo è in grado di colpire zone molto precise e di agire esclusivamente sullo strato superiore della pelle. Il paziente non manifesterà lesioni ai tessuti, ma solo una “bruciatura” delle cellule più esterne del tessuto epiteliale. Un po’curioso questo aspetto: il nostro corpo è in grado di migliorare l’aspetto del nostro viso quando noi lo scottiamo. Si tratta di un’ipersemplificazione, ma rende bene l’idea di quel che avviene nell’organismo. 

L’azione abrasiva è dovuta al calore trasportato dal fascio di luce che il laser a CO2 emette. La reazione spontanea del corpo è la sostituzione delle cellule danneggiate e la produzione di collagene ed elastina, due proteine molto importanti per donare struttura ed elasticità alla pelle. Il nuovo tessuto, arricchito dalla presenza delle proteine strutturali, sostituisce quello vecchio nei giorni immediatamente successivi ad ogni seduta. Da questa sostituzione deriva il nome del trattamento, che nell’espressione resurfacing racchiude proprio l’idea di una rigenerazione della cute. 

trattamento laser resurfacing

Risultati del trattamento 

Ci sono vari motivi per cui i pazienti si avvicinano al laser resurfacing: 

  • Donare un aspetto più giovane e tonico al viso 
  • Ridurre drasticamente la visibilità di inestetismi quali cheratosi e cicatrici 
  • Attenuare le cicatrici da acne 

Inoltre questo trattamento diventa sempre di più un alleato per combattere gli inestetismi di altre zone del corpo. Un esempio tipico sono le smagliature, che attraverso l’azione del laser ad anidride carbonica possono essere combattute con grande efficacia.  

La visibilità dei risultati raggiunge il suo apice dopo circa 60 giorni dall’ultima seduta, in quanto durante questo tempo il corpo continua a produrre collagene ed elastina 

Le sedute 

Non è possibile fornire una stima delle sedute necessarie a completare un ciclo di laser resurfacing se non con un incontro dal vivo. Nello studio medico estetico Papini offriamo sempre la possibilità ai nuovi pazienti di rivolgersi a noi per un primo consulto senza impegno, nel quale andremo a discutere tutti gli aspetti del trattamento che sarebbe impossibile definire online. Nella pagina riservata ai contatti troverai i recapiti per metterti in contatto con lo studio, che si trova in corso Stati Uniti 35, a Torino. 

Anche la durata delle sedute è variabile, specie in base alla dimensione della zona trattata. Possiamo comunque dire che, mediamente, la durata è di 45 minuti quando si effettua una seduta per il viso e di un’ora e un quarto se si coinvolge anche la zona del décolleté. L’intervallo tra due sedute successive, anch’esso variabile, è solitamente compreso tra i 30 e i 60 giorni. 

Post-trattamento 

Nei giorni immediatamente successivi al trattamento la pelle risulta molto sensibile. Il paziente manifesta rossore, ed è possibile che sul viso compaiano dei segni “a scacchiera” che sono del tutto normali. Anche se diventa difficile reinserirsi da subito nel contesto sociale, dopo circa una settimana i segni sono normalmente scomparsi ed è possibile riprendere le proprie abitudini. Durante questo periodo, inoltre, il paziente dovrebbe evitare l’esposizione alla luce diretta del sole.  

 

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9

Dic
2018
Commenti disabilitati su Il laser a C02 per trattare le cicatrici (da acne e non)

Il laser a C02 per trattare le cicatrici (da acne e non)

Le cicatrici sono l’esito di un processo naturale con cui il nostro corpo pone rimedio a ferite di varia natura, le quali possono essere causate da traumi o da problemi della cute come l’acne. Nel corso del tempo possono assumere colori diversi e diverse profondità: alcune sono in rilievo sulla pelle, altre piatte, altre incavate: è normale che per questioni di estetica, nel corso del tempo, si possa desiderare meno visibilità soprattutto per le cicatrici spesso scoperte come quelle del viso. 

La tecnologia laser, nel corso degli anni, si è migliorata costantemente: ad oggi si può fare molto per le cicatrici usando varie metodiche tra cui il laser ad anidride carbonica. La visibilità degli inestetismi può essere ridotta al punto tale che, in alcuni casi, questi vengono cancellati quasi completamente. 

trattamento laser cicatrici

Come vengono trattate le cicatrici con il laser 

Esistono diversi tipi di trattamento laser delle cicatrici, che sono utilizzati in modo specifico con caratteristiche diverse in base ai casi clinici. 

  • Laser resurfacing ablativo: in questo caso il medico si serve del laser ad anidride carbonica per eliminare gli strati superficiali della pelle. Il laser penetra anche negli strati di cellule al di sotto della cicatrice, abradendoli per stimolare la produzione naturale di collagene ed elastina. L’effetto di queste due proteine dà tenore ed elasticità alla pelle, che ritrova così un aspetto esteticamente giovane e decisamento meno segnato dalla presenza della cicatrice. E’ una tecnica che necessita di un certo tempo di recupero. 
  • Laser resurfacing non ablativo: questa procedura è simile alla precedente, ma coinvolge soltanto gli strati non superficiali della cute per stimolare la produzione di collagene ed elastina. Il risultato necessita di un numero maggiore di sedute, ma i tempi ed i costi sono ridotti. 
  • Laser resurfacing frazionato: in questo caso il medico utilizza il laser a CO2 frazionato, che anziché un fascio continuo emette luce per brevissimi intervalli di tempo. Quando emette luce, colpisce piccole zone di pelle, dei “buchini” in cui le cellule sono state abrase o rimosse stimolando la reazione del corpo. L’organismo comincerà a produrre collagene ed elastina perrisposta, mentre la presenza di pelle sana intorno ai “buchini” garantisce lo stimolo a produrre nuove cellule cutanee per rimpiazzare quelle più vecchie. L’efficacia del trattamento è anche in questo caso notevole. 

Variabili in gioco e post-trattamento 

Come abbiamo anticipato inizialmente, i risultati del trattamento laser delle cicatrici possono essere molto visibili. Ci sono però delle variabili in gioco di cui bisogna tener conto: 

  • Colore della pelle 
  • Dimensione delle cicatrici  
  • Profondità delle cicatrici 
  • Età del paziente 
  • Spessore della pelle 

Proprio per via di questi aspetti è prassi che il medico estetico compia uno studio del paziente prima di procedere con il trattamento. Se ti trovi a Torino, puoi richiedere una visita senza impegnopresso il nostro studio utilizzando i recapiti che trovi nella sezione “Contatti“. 

 

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26

Ott
2018
Commenti disabilitati su Adenoma sebaceo

Adenoma sebaceo

L’adenoma sebaceo è una neoformazione benigna che colpisce in prevalenza persone di mezza età. Si presenta come un’area circoscritta rilevata, con depressione centrale simile a quella dell’ombelico, che può comparire ovunque fuorché sul palmo della mano e sulla pianta del piede. 

L’adenoma sebaceo non implica problemi di salute tali da rendere necessaria la sua cura, ma molti pazienti colpiti preferiscono comunque intervenire per ripristinare l’aspetto estetico della pelle, anche perché esso colpisce in prevalenza il viso, il collo ed il décolleté: tutte zone molto visibili che si tendono a preservare con attenzione. 

Diagnosi  

La diagnosi di un adenoma sebaceo è piuttosto semplice, in quanto al medico è sufficiente il più delle volte la semplice osservazione delle lesioni. Queste hanno un diametro che normalmente varia tra i 4 ed i 7 mm e tipicamente hanno una colorazione giallastra o del medesimo colore della pelle. Intorno ad esse sono solitamente ben visibili dei lobuli sebacei maturi. 

adenoma sebaceo

Se l’adenoma si presenta come evento sporadico e localizzato sul viso, al paziente rimane semplicemente la scelta di una rimozione con fini estetici o meno. Non si conoscono ancora le cause di questo tipo di insorgenza, ma essendo stata osservata per la prima volta nel 1885 c’è ormai grande sicurezza sulla non gravità degli adenomi sebacei. Tuttavia, questi potrebbero occasionalmente infettarsi e sanguinare, diventando una compagnia fastidiosa. 

Trattamento laser 

La tecnica che si è dimostrata più efficace fino ad ora nella rimozione degli adenomi sebacei è quella con laser ad anidride carbonica. Solitamente gli studi di medicina estetica dispongono del laser atto alla rimozione dell’inestetismo: per comprendere meglio come funzioni l’utilizzo dello strumento, consigliamo di leggere questa guida pubblicata in passato sul nostro blog. 

Il vantaggio di questo tipo di rimozione è che non avviene a solo scopo conservativo (onde evitare che l’adenoma si espanda), ma lascia anche una traccia pressoché inesistente di quanto avvenuto una volta che l’adenoma è stato rimosso. Il laser viene utilizzato per vaporizzare i tessuti e consente al medico di ottenere l’escissione. Una volta asportato l’adenoma, la piccola ferita si rimargina solitamente in una settimana o poco più, a seconda della zona trattata. 

Il nostro studio di medicina estetica (in corso Stati Uniti 35, a Torino) offre la possibilità di richiedere una prima visita senza impegno per valutare se effettivamente si sia in presenza di un adenoma sebaceo e le modalità o i tempi con cui eventualmente intervenire per la rimozione via laser ad anidride carbonica. Nel caso si desiderasse prenotare un appuntamento, lo si può fare in ogni momento utilizzando il modulo di contatto presente nella sezione Contatti. 

 

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29

Set
2018
Commenti disabilitati su Epilazione laser a Torino, ecco come funziona

Epilazione laser a Torino, ecco come funziona

L’epilazione laser è uno dei trend di maggior rilievo della medicina estetica. Le nuove tecnologie, come il laser a diodi e quello ad alessandrite, hanno reso sempre più efficace questo trattamento per la rimozione permanente dei peli. Noi donne, fin da ragazze, sappiamo quanto possa essere fastidioso (oltre che doloroso) dover programmare la ceretta ad intervalli regolari; nel tempo questa finisce anche per rappresentare un costo notevole. 

Grazie al laser, molte donne hanno già risolto il problema della ceretta. Chi volesse sottoporsi al trattamento ma non lo ha ancora fatto, tuttavia, potrebbe esprimere dubbi sulla sua affidabilità e sul funzionamento; è normale preoccuparsi degli eventuali effetti collaterali quando si ipotizza di lasciare che un laser agisca sul nostro corpo, per cui questa settimana abbiamo deciso di dedicare l’appuntamento del nostro blog alla spiegazione di come questo strumento agisca sulle cellule dei pazienti. Il nostro studio di medicina estetica offre questo trattamento a Torino, utilizzando il laser a diodi. 

Perché viene utilizzato il laser 

Prima che i laser diventassero così popolari in medicina estetica, nell’immaginario comune erano associati a giochi per bambini o ai film di fantascienza. Proprio per questo è lecito domandarsi come mai questa tecnologia venga utilizzata per l’epilazione. 

Un laser è un fascio di luce che ha due fondamentali caratteristiche: 

  • Una lunghezza d’onda precisa 
  • Onde collimate e sincrone 

Si potrebbero distinguere ulteriormente i laser sulla base di altri criteri, ma per gli scopi di questa guida è sufficiente rappresentare il laser come un fascio di luce dalla lunghezza d’onda e quantità di energia note. Questo fascio di luce andrà a bersagliare oggetti diversi, a seconda della lunghezza d’onda con cui viene impostato; quando le onde elettromagnetiche (ricordiamo che la luce è sempre composta di una componente elettromagnetica) incontrano un oggetto idoneo alla loro lunghezza d’onda (bersaglio o target), trasferiscono ad esso la propria energia in forma di calore. 

Fototermolisi selettiva, la chiave dell’epilazione con laser a diodi 

Ora che abbiamo chiarito lo schema di base del funzionamento di un laser, possiamo concentrarci meglio sull’epilazione con laser a diodi. Questo strumento risulta così efficace nello svolgimento del suo compito perché i semiconduttori utilizzati per la realizzazione gli permettono di emettere luce con una lunghezza d’onda compresa tra i 700 ed i 1.000 nanometri. 

epilazione laser torino

La lunghezza d’onda del fascio che deve essere impiegata per l’epilazione è di circa 800 nanometri. Operando con questo preciso spettro d’emissione, il laser riesce a bersagliare esattamente le cellule dei bulbi piliferi trasferendo loro la propria energia; questa, come spiegavamo in precedenza, viene trasferita in forma di calore. Il calore distrugge le cellule-bersaglio con estrema precisione, senza provocare alcun tipo di danno ai tessuti circostanti. Questo principio è noto come fototermolisi selettiva 

Poiché il laser è un semplice fascio di luce con energia concentrata, la sua azione non provoca danni agli organi o all’organismo in generale; una delle preoccupazioni più comuni dei pazienti, forse legata ad una disinformazione veicolata dal web, è che il laser a diodo possa in qualche modo provocare insorgenze tumorali o problemi cardiovascolari. La comunità medica non ha mai riscontrato correlazioni di questo genere. Invitiamo sempre tutti, anche per questo, a richiedere un consulto con il medico quando si hanno da dirimere delle perplessità. 

L’epilazione a diodo presso lo Studio Papini di Torino 

Presso il nostro studio (corso Stati Uniti, 35, Torino) svolgiamo abitualmente trattamenti di epilazione laser utilizzando la tecnologia a diodo. Invitiamo tutti i nostri lettori che volessero testare questa pratica a richiedere un primo appuntamento in studio senza impegno. Nella maggior parte dei casi, infatti, le preoccupazioni possono essere facilmente chiarite in studio. 

Se durante questa prima visita il paziente mostra interesse a intraprendere il percorso dell’epilazione tramite laser a diodo presso il nostro studio, saremo felici di fornire un consulto nel merito. Potremo programmare un calendario di sedute, ragionare sulle zone da bersagliare e sulle necessità del caso specifico affinché tutto venga svolto al meglio.  

Se leggendo questo articolo hai deciso di richiedere la tua prima visita gratuita, non devi far altro che utilizzare i nostri recapiti nella sezione Contatti per metterti in contatto con lo studio. Ti aspettiamo! 

 

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1

Lug
2018
Commenti disabilitati su Trattare la couperose: cause, rimedi e uso del laser

Trattare la couperose: cause, rimedi e uso del laser

La tecnologia laser ritorna ormai spesso negli aggiornamenti settimanali del nostro blog. D’altronde è innegabile che si tratti di una delle pietre miliari della medicina estetica e non solo, che si rivela utile in diverse forme e nel contrasto di numerosi inestetismi. Ma cosa può fare il trattamento laser contro la couperose? Questa settimana vogliamo dedicarci proprio ad un’analisi delle tediose macchie rosa che possono comparire sul volto, la cui traduzione tecnica in italiano è rosacea.

Cause, prevenzione e sintomatologia della couperose

Come per gli angiomi rubino, ci troviamo di nuovo ad ammettere l’inefficacia delle ipotesi che per ora sono state avanzate circa le cause della couperose. Quel che i ricercatori hanno potuto notare, ad ogni modo, è una forte correlazione dell’insorgenza dei sintomi con la storia familiare legata alla rosacea. Questa pista apre un fronte di studio circa il coinvolgimento della genetica sul tema, che potrebbe nei prossimi anni rivelare di più sui fattori che la provocano.

couperose trattamento cure

Poiché le cause sono ignote, anche ciò che si può dire sulla prevenzione della couperose non è granché. Si nota empiricamente che una maggiore evidenza dei sintomi appare con il passare degli anni: molti la manifestano tra i 40 ed i 50 anni; per le donne l’insorgenza è tipicamente più precoce e la situazione si aggrava con la menopausa, mentre per l’uomo l’età sembra non incidere particolarmente sui sintomi.

La sintomatologia varia a seconda del sottotipo di couperose manifestato dal paziente. Alcune forme sono più invasive, altre meno, alcune possono essere confuse con l’acne. Ufficialmente esistono quattro sottotipi di questa malattia, ma il filo conduttore che le lega è la presenza di rossore, comedoni (più comunemente “punti neri”), vasi sanguigni dilatati visibili ad occhio nudo e gonfiore/ispessimento della cute.

Rimedi contro la couperose

É normale che chi manifesta la rosacea voglia trattarla, evitando così l’effetto antiestetico che essa provoca. Questo, è comprensibile, può essere causa di imbarazzo o mancanza di fiducia in sé durante un colloquio con altre persone. La buona notizia è che esistono varie possibilità, da quella più semplice e naturale fino al trattamento laser. Malgrado sia evidente che il laser consenta la riuscita migliore, nulla vieta di tentare con creme e rimedi naturali nella speranza che siano sufficienti.

Analizzando uno per uno i metodi più comunemente analizzati, speriamo di dare ai nostri lettori un preciso quadro dei pro e dei contro di ciascuna scelta. Il dermatologo rimane comunque la figura centrale a cui rivolgersi per chiedere pareri, ed è importante coinvolgerlo assiduamente nel percorso di lotta alla rosacea.

Rimedi naturali

I rimedi naturali non hanno azione meccanica contro la rosacea, dunque possono al più limitare la manifestazione del rossore o dei vasi sanguigni. Molte persone, specialmente negli ultimi anni, si sono avvicinate ai rimedi naturali per combattere gli inestetismi; talvolta possono dare un grande supporto, ma nel caso di couperose il loro effetto è molto limitato.

La maschera al cetriolo e il gel di aloe vera sono le due opzioni più utilizzate. Entrambe compiono un’azione antinfiammatoria che può aiutare a ridurre la visibilità dei vasi sanguigni dilatati sul viso, ma hanno un effetto temporaneo e nel tempo non risolvono il problema. Possono essere un rimedio pro-tempore per limitare l’inestetismo in attesa di un consulto medico.

Creme e medicinali

Prima di procedere, è bene ricordare che l’uso di medicinali o creme dovrebbe seguire il consulto medico. Questa è una premessa fondamentale, ma detto ciò possiamo identificare alcuni farmaci che più facilmente di altri vengono prescritti per combattere la couperose.

La tetraciclina in forma di crema da applicare sul viso un paio di volte al giorno è un consiglio medico piuttosto frequente. Si tratta di un antibiotico, il che apre un discorso parallelo. I farmaci antibiotici, infatti, sono stati all’inizio degli anni 2000 un fulcro della ricerca di metodi per combattere la rosacea. Alcuni pazienti hanno manifestato una scomparsa completa dei sintomi, ma l’incidenza di questo esito si è aggirata intorno al 2%; altri non hanno notato alcun cambiamento.

Una famiglia di farmaci particolarmente efficace, ma da maneggiare con sommacautela, è quella dei retinoidi. I retinoidi topici agiscono sulla proliferazione delle cellule della cute, per cui possono avere effetti indesiderati visibili; tuttavia, nel trattamento della rosacea e delle forme più notevoli di acne possono rivelarsi degli alleati importanti.

Nel caso in cui i sintomi interessino anche gli occhi, il medico prescriverà probabilmente un corticosteroide in gocce da applicare direttamente sulla zona interessata.

Trattamento laser della couperose

laser ktp couperoseIl trattamento laser della rosacea è una tecnica che agisce meccanicamente sulle cellule coinvolte nel processo, dunque la sua azione risulta particolarmente visibile da subito. I pazienti manifestano tuttavia esiti differenti a seconda del sottotipo di rosacea e delle reazioni biologiche nei mesi successivi al trattamento. Per questo è quasi sempre necessaria una programmazione del follow-up che, su base periodica, possa definire la necessità di un nuovo ciclo di sedute.

Un laser ampiamente utilizzato per combattere la couperose è quello KTP (potassio titanil fosfato), in quanto il suo fascio di luce è preciso nel colpire i vasi sanguigni superficiali, cauterizzandoli. I risultati saranno visibili da subito, anche se nei primi giorni si potrebbero scorgere i segni dell’utilizzo del laser, e quasi sempre lasciano piacevolmente sorpreso il paziente. La durata media della sessione è di 20 minuti, durante i quali si potrebbe avvertire fastidio nelle zone colpite dal fascio laser.

É bene notare che, malgrado l’efficacia del laser, per un completo trattamento della couperose sarà necessario integrare il trattamento con le cure dermatologiche. Per un primo consulto gratuito, se ti trovi a Torino, non esitare a contattare il nostro studio.

 

 

 

 

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2

Giu
2018
Commenti disabilitati su Laser ad anidride carbonica frazionato, grande alleato del medico estetico

Laser ad anidride carbonica frazionato, grande alleato del medico estetico

La tecnologia è sempre di più un’alleata dei medici, ed il settore estetico non fa eccezione. I passi in avanti sono costanti, ma di tanto in tanto si raggiunge una pietra miliare che segna una svolta particolarmente incisiva. Oggi approfondiremo proprio una di queste: la tecnologia laser, soffermandoci in particolare sul laser ad anidride carbonica frazionato. 

Per una corretta comprensione dell’argomento è bene impostare l’argomentazione in modo concentrico: partiremo dunque con una spiegazione più generica del laser ad anidride carbonica soffermandoci successivamente sulla modalità frazionale. 

Cos’è il laser ad anidride carbonica 

Un laser è uno strumento in grado di emettere un fascio di luce collimato e monocromatico con determinate caratteristiche fisiche. Esistono varie applicazioni, anche al di fuori dell’ambito medico, di questi strumenti. Concentrando l’attenzione sull’argomento di nostro interesse, tuttavia, sono due gli elementi distintivi più importanti: 

  • La luce emessa dal laser è proiettata su una superficie molto piccola, rendendo questo strumento estremamente preciso nel colpire specifiche aree della cute del paziente su cui il medico estetico desidera intervenire; 
  • Il fascio di luce emesso genera un calore intenso, in grado di provocare effetti clinici utili per il trattamento. 
laser anidride carbonica frazionale

Trattamento con laser ad anidride carbonica ultrapulsato

Il funzionamento di un laser può essere schematizzato dividendo lo strumento in tre componenti essenziali: un mezzo attivo, un sistema per l’apporto di energia ed una cavità ottica. Il mezzo attivo è costituito da una miscela di elementi i cui atomi, una volta eccitati per l’effetto di una scarica elettrica, liberano dei fotoni. Il fotone è l’elemento corpuscolare di cui è composta la luce, il che spiega perché il fascio sia visibile e colorato. I fotoni vengono riflessi verso la cavità ottica del laser, la quale non è altro che la fessura da cui fuoriesce il fascio laser. 

Il laser ad anidride carbonica (spesso abbreviato in “a CO2“), è un laser che utilizza come mezzo attivo una miscela composta per il 10-20% proprio di anidride carbonica. 

A cosa serve il laser a CO2

Il motivo per cui questo strumento trova largo impiego in medicina estetica risiede nel collagene. Il collagene è la proteina più presente nel tessuto connettivo umano, in particolar modo in quello dermico (ovvero nella pelle). Il collagene è formato da parti più piccole, dette peptidi, disposti in una lunga catena. La sua funzione più macroscopica nel tessuto dermico è quella di mantenere elastica la pelle.   

Quando le lunghe fibre di collagene si spezzano, perdono la loro capacità di mantenere la pelle liscia ed elastica; si formano così degli inestetismi che possono assumere varia natura: rughe e striae distensae (smagliature) sono le più frequenti. Quando si è più giovani, la degradazione del collagene e la sua nuova formazione si bilanciano: questo cambia però col tempo. 

Andando avanti con gli anni, il collagene della pelle è sempre meno sostituito da nuovo collagene. Inoltre, fattori come l’esposizione ai raggi solari, il fumo e fattori inquinanti favoriscono la degenerazione ed il processo di invecchiamento cutaneo. 

Quando viene utilizzato il laser a CO2, il suo fascio luminoso viene indirizzato verso specifiche microaree individuate dal medico estetico dove è necessaria la stimolazione del processo di generazione di nuovo collagene. Le cellule della cute, infatti, vaporizzandosi per effetto del calore devono essere sostituite. Durante il processo con cui il nostro corpo sostituisce le cellule danneggiate, la zona interessata è anche soggetta ad un forte stimolo a produrre nuovo collagene. Una volta che i segni del trattamento saranno scomparsi, dunque, la zona tornerà in perfetta salute e gli inestetismi saranno stati drasticamente ridotti. 

trattamento laser co2 ultrapulsato

Laser ad anidride carbonica ultrapulsato 

Ora che abbiamo inquadrato il laser ad anidride carbonica nei suoi termini generici, veniamo ad una spiegazione più dettagliata della modalità frazionale o ultrapulsata. 

La sostanziale differenza consiste nel fatto che il medico estetico può gestire con più cura sia il tempo di emissione che la superficie interessata dal trattamento. Questo vantaggio si trasferisce anche sul post-seduta. Poiché le abrasioni provocate dal laser sono meno estese, infatti, la pelle si rigenera più rapidamente ed i segni scompaiono più in fretta. 

Come si svolge una seduta con il laser ultrapulsato 

La prima cosa di cui si premura il medico estetico è raffreddare la zona della cute del paziente che sarà interessata dal trattamento. Dopodiché viene messo in uso lo strumento. Per via delle abrasioni apportate sulle cellule della cute, è normale che durante l’utilizzo del laser il paziente avverta un leggero dolore. Dopo pochi minuti il trattamento è terminato; la pelle risulterà arrossata ma non si prova fastidio una volta terminato l’impiego del laser, se non un forte calore che scompare nell’arco di un’ora circa. 

Giorni successivi al trattamento 

Affinché gli effetti non desiderati svaniscano completamente è solitamente necessario attendere una settimana. Nel corso dei giorni immediatamente successivi all’applicazione del laser ad anidride carbonica frazionato  la pelle risulta un po’più scura del normale, talvolta non in modo uniforme ma secondo uno schema “a quadretti”. Questo effetto è provocato dalla modalità ultrapulsata, mentre con il trattamento in modalità non frazionale non si verifica. É estremamente importante che per due tre mesi dopo il trattamento la superficie interessata sia protetta dall’esposizione alla luce. 

Il laser a CO2 frazionato nei trattamenti di medicina estetica 

Esistono varie circostanze in cui un medico estetico può impiegare il laser ad anidride carbonica ultrapulsato. I tre obiettivi più comuni sono: 

  • Il ringiovanimento, dovuto alla ritrovata elasticità della pelle che elimina o riduce notevolmente i segni delle rughe nate per scarsità di collagene; 
  • Il miglioramento dei segni lasciati dall’acne, che spesso “scava” il viso del paziente determinando inestetismi visibili anche dopo la sua scomparsa; 
  • L’intervento sulle smagliature, annoso problema femminile su cui puoi scoprire di più attraverso la nostra guida sulle striae distensae, che però non scompaiono completamente. 

Per chi sta considerando il trattamento con laser a CO2 frazionato a Torino, è possibile prenotare una prima visita gratuita di orientamento presso il nostro studio contattandoci. 

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2

Giu
2017
Commenti disabilitati su ARRIVA L’ESTATE…. DEVO SOSPENDERE TUTTI I TRATTAMENTI?

ARRIVA L’ESTATE…. DEVO SOSPENDERE TUTTI I TRATTAMENTI?

Con l’arrivo del caldo e del sole la domanda di cosa si possa fare è lecita. Sicuramente la maggior parte dei trattamenti laser è sconsigliata, ma il laser ad Erbium Glass, per il ringiovanimento, può essere eseguito anche nel periodo estivo.
In modalità dinamica si hanno fasci laser randomizzati, ed è l’ideale per la copertura rapida di aree di grandi dimensioni con risultati omogenei. Un trattamento richiede all’incirca mezz’ora, determinando un notevole ricompattamento e distensione dei tratti di viso collo e décolleté con risultati assai soddisfacenti ed effetti collaterali praticamente nulli. Anche altre procedure possono essere effettuate nel periodo estivo, per affrontare nel miglior modo il sole.

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27

Gen
2016
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Come rimuovere un tatuaggio?

Un tatuaggio è per sempre, un po’come un diamante. Usciti dall’ambito dell’essere una cosa “di nicchia” e diventati sempre più popolari presso giovani e meno giovani, ora i tattoo non sono più visti male neanche sul posto di lavoro -almeno nella maggior parte dei casi-. Quando non si riesce più a convivere con il proprio tatuaggio, però, può sorgere l’esigenza di rimuoverlo utilizzando la medicina estetica. In particolare, negli ultimi anni si è diffuso su larga scala l’uso del laser.

Il nostro studio, situato in corso Stati Uniti, 35 a Torino (per richiedere una consultazione gratuita cliccare qui) fa uso del laser Q-Switched per la rimozione di tatuaggi e discromie. L’impiego di questa sofisticata tecnologia ha, fino a questo momento, provato di essere all’altezza delle sfide dei nostri pazienti.

Come funziona la rimozione di un tatuaggio

Il laser utilizza un fascio di luce che ha precise caratteristiche elettromagnetiche. Questo fascio, preciso a dimensioni meno che millimetriche, colpisce la superficie della cute rivestita dal pigmento del tatuaggio. In base al tipo di laser utilizzato e all’impostazione che si dà allo strumento, è possibile colpire specifici pigmenti. Talvolta si va a colpire un vaso sanguigno (nel caso ad esempio degli angiomi), talvolta si va a colpire la melanina (un esempio sono le discromie), mentre in questo caso si chiede al laser di rispondere precisamente al pigmento del tattoo.

rimozione tatuaggi

Quando il laser viene azionato, esso non va a colpire le cellule del tessuto epiteliale ma precisamente il pigmento. Il laser Q-Switched che utilizziamo è particolarmente adatto allo scopo, perché la durata dell’emissione è nell’ordine di grandezza dei nanosecondi. Affinché si possa ottenere un risultato efficace devono sussistere alcune condizioni:

  • La luce laser deve penetrare sufficientemente in profondità nella pelle per raggiungere il pigmento del tatuaggio.
  • La luce laser deve essere più altamente assorbita dal pigmento del tatuaggio che dalla pelle circostante.
  • La durata di tempo (durata dell’impulso) dell’energia laser deve essere molto breve, in modo che il pigmento del tatuaggio venga riscaldato alla temperatura di frammentazione prima che il calore si possa disperdere nella pelle circostante.
  • L’energia deve essere sufficiente durante ogni impulso laser per riscaldare il pigmento e determinare la frammentazione.

Numero di sedute ed efficacia del trattamento

La completa rimozione del tatuaggio richiede più sedute di trattamento, in genere distanziate di almeno 7-8 settimane. Se le sedute fossero più ravvicinate, aumenterebbe il rischio di eventi avversi e non necessariamente aumenterebbe invece l’efficacia della rimozione. Il numero preciso di sedute necessarie per rimuovere un tatuaggio non è purtroppo prevedibile, anche se un valido aiuto viene fornito al medico estetico dalla scala predittiva Kirby-Desai Scale, la quale assegna valori numerici a sei parametri:

  • tipo di pelle,
  • posizione del tatuaggio,
  • colore,
  • quantità di inchiostro,
  • cicatrici o cambiamenti dei tessuti,
  • stratificazione dei colori.

Rimozione di un tatuaggio colorato

Il classico nero utilizzato per i tatuaggi non colorati risponde molto bene all’azione del laser. Lo strumento riesce a colpire il pigmento in modo molto preciso, frammentandolo visibilmente fin dalla prima seduta. Nel corso del tempo e delle sedute, con la continua frammentazione del pigmento, il tatuaggio scompare del tutto. Altri colori che il medico estetico può facilmente contare di rimuovere sono il blu ed il rosso.

Le cose si fanno più complicate quando vengono utilizzati il bianco, il giallo, l’arancione ed alcuni verdi. La frequenza dell’onda elettromagnetica, in questi casi, fa più difficoltà ad entrare in risonanza con il pigmento. Poiché è importante evitare che il calore trasferito dal fascio di luce al pigmento si propaghi verso le cellule circostanti, il medico deve prestare particolare attenzione alla rimozione.

Rimuovere un tatuaggio in casa

Il web non è sempre un posto meraviglioso: purtroppo, quando si è medici, talvolta ci si raccapriccia di fronte ad alcuni contenuti visibili su Youtube o reperibili su Google. In particolare, qualcuno cerca di cavalcare l’onda di chi cerca in rete una soluzione per rimuovere i tatuaggi con il fai-da-te.

Soltanto un medico con esperienza e con la giusta strumentazione può operare la rimozione di un tatuaggio. I sistemi fatti in casa rischiano di creare gravi complicazioni per la salute, in particolar modo per le infezioni che ne possono derivare.

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