Blog | Sale rosa dell’Himalaya contro la cellulite: funziona?

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Lug
2019
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Sale rosa dell’Himalaya contro la cellulite: funziona?

Il sale rosa dell’Himalaya è diventato sempre più comune sulle nostre tavole. Molti lo scelgono per il colore particolare dovuto all’ossido di ferro che viene intrappolato all’interno dei cristalli. Alcuni dicono di trovarlo diverso e migliore, per il sapore, rispetto al normale sale bianco da cucina. In ogni caso qui non vogliamo parlare di aspetti culinari, ma del suo utilizzo per curare o migliorare i sintomi correlati alla cellulite.

La cellulite in breve

Prima di andare a vedere in che modo agisce il sale sul corpo, è importante essere a conoscenza di come si sviluppa la cellulite, più precisamente pannicolopatia edematofibrosclerotica o PEFS. Infatti, è solamente tramite le cause scatenanti, ed i relativi processi, che è possibile valutare l’efficacia di un trattamento. Innanzitutto, la cellulite deve essere trattata come un vero e proprio inestetismo, in quanto si tratta di un’infiammazione dei tessuti cutanei, che oltre a portare alla comparsa degli antiestetici buchini sulla pelle, può sviluppare disagi e fastidi alle zone interessate.

Le cause principali della cellulite sono riconducibili ad uno stile di vita poco corretto ed equilibrato, specialmente per quanto riguarda la mancanza di un’alimentazione sana e di una regolare attività fisica. Tuttavia, vi sono anche fattori genetici ed ormonali da dover tenere in considerazione, che hanno un impatto importante sulla salute dell’organismo. Quello che avviene a livello fisico quando si presenta la cellulite, è una stasi microcircolatoria, che interessa principalmente gli arti inferiori.

Nonostante questa condizione tenda a verificarsi maggiormente in prossimità di zone ricche di adipe, e di conseguenza su persone in sovrappeso, la cellulite può presentarsi sul corpo di soggetti normopeso e magri. Ad ogni modo, chi presenta una percentuale elevata di massa grassa è comunque più soggetto a svilupparla, in quanto la cellulite implica una modifica delle cellule adipose. Queste infatti, subiscono variazioni a livello di forma e volume, portando la membrana citoplasmatica che le avvolge a spaccarsi, con la conseguente fuoriuscita dei trigliceridi, che si disperdono a livello tissutale e negli spazi cellulari.

Oltre alla modifica delle cellule adipose, anche l’accumulo di liquidi in eccesso, ritenzione idrica, è un aspetto che influisce in maniera negativa sul normale flusso sanguigno, portandolo naturalmente a rallentare. Infine, la cellulite vede coinvolte anche le fibre di collagene che, rompendosi, fanno perdere tono ed elasticità alla pelle in superficie, inoltre si creano dei tralci fibrosi che peggiorano la situazione.

Come agisce realmente il sale sulla cellulite

Poiché la cellulite non è causata solamente da un’eccessiva ritenzione idrica, come abbiamo appena visto, qualsiasi trattamento che implichi la sua eliminazione tramite l’eliminazione di liquidi, può essere considerato un palliativo. Questo, purtroppo, coinvolge anche l’utilizzo del sale dell’Himalaya, che non ha alcuna funzione benefica nei confronti di un corpo affetto da cellulite.

Il processo che vede coinvolto il sale durante un bagno caldo viene chiamato osmosi. In sostanza, il sale consente l’espulsione dei liquidi dal corpo verso l’esterno, motivo per il quale si pensa possa portare beneficio alle zone affette da cellulite. Tuttavia, poiché questa patologia coinvolge anche il flusso sanguigno, i vasi capillari, le fibre di collagene e, più in generale, la salute dei tessuti connettivi, è impossibile eliminare la cellulite solamente tramite l’eliminazione dei liquidi in eccesso.

La risposta della medicina estetica

Per contrastare la presenza della cellulite, nel campo della medicina estetica ci si rivolge principalmente alla carbossiterapia, un trattamento non chirurgico. Questa procedura vede la somministrazione di anidride carbonica allo stato gassoso per via sottocutanea o intradermica. L’utilizzo della CO2 per il miglioramento della circolazione venne scoperto già negli anni ’30, e migliorato nel corso del tempo. Inoltre, la carbossiterapia, attraverso la sua azione vasomotoria, incrementa anche la perfusione sanguigna ed il flusso sanguigno.

Un ulteriore beneficio apportato da questo trattamento è l’effetto brucia grassi, in quanto l’anidride carbonica agisce direttamente sul metabolismo dei lipidi, aumentando la biodisponibilità dell’ossigeno. La CO2 viene somministrata da un macchinario specifico e dall’utilizzo di aghi sottilissimi, che portano un trauma diretto agli adipociti.

La durata delle sedute è di circa 15 minuti, ma può variare in base all’ampiezza della zona da trattare e dalla condizione del paziente. Un altro aspetto che possiamo dire singolare, è il numero di sedute necessarie per ottenere risultati visibili e soddisfacenti. Proprio per questo motivo è importante effettuare un incontro conoscitivo con il medico, che presso lo studio Papini di Torino ricordiamo essere senza impegno.

 


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